La storia del panda gigante Ming, quasi dimenticata, rivive grazie al lavoro della pluripremiata illustratrice Yu Rong, che dalla sua casa di Cambridge ha raccontato a CGTN la genesi del progetto. Il libro contenente l’incredibile favola, già atteso in Cina, approderà sugli scaffali britannici a ottobre.
Il ritorno del panda gigante Ming e la sua favola: il libro che ricorda la sua storia
Il racconto del libro sul panda gigante Ming prende forma come una favola della buonanotte. Una madre cinese emigrata narra alla figlia curiosa se un tempo i panda giganti fossero di casa anche nella sua città natale. Da qui si dipana la cronaca di un viaggio straordinario iniziato nel 1938, quando la Cina resisteva all’invasione giapponese. Sei panda furono allora catturati dall’avventuriero americano Floyd Tangier-Smith, noto per il commercio di animali rari. Solo cinque sopravvissero alla traversata natalizia verso il Regno Unito, e fra loro c’era Ming. Il destino ha voluto che, fuggito da un Paese in fiamme, l’animale finisse presto in un’altra trincea. La Londra del 1940, sotto i cieli squarciati dai raid nazisti. Eppure, nonostante le sirene e le macerie, i londinesi accorrevano numerosi allo zoo per ammirare Ming, che la stampa del tempo definì «simbolo di pace e di vita».

Yu Rong non nasconde la crudezza di una cattura che ha privato un essere vivente della sua libertà. Ma intravede nella vicenda un insegnamento potente: la capacità di resistere, di adattarsi e di trasmettere speranza alle nuove generazioni. La parabola di Ming non ha avuto soltanto un valore emotivo. La sua cattura ha spinto infatti la Cina a vietare la caccia e l’esportazione dei panda, aprendo la strada a una tutela sistematica dopo il 1949 con la nascita della Repubblica Popolare. Dalle 1.100 unità stimate negli anni Ottanta, la popolazione di panda selvatici ha oggi superato i 1.800 esemplari. Grazie, soprattutto, anche a programmi internazionali di ricerca e riproduzione. Oggi, 52 panda vivono negli zoo di tutto il mondo, ambasciatori di dialogo culturale e conservazione ambientale. Ming, morto nel 1944 nello zoo di Londra, continua a incarnare quel ponte simbolico tra Oriente e Occidente. La sua vicenda, rivisitata nel libro di Yu Rong, non è solo memoria di resilienza. Anzi, è un monito universale a non ricadere nell’orrore della guerra, affinché le generazioni future non conoscano mai più simili sofferenze.