Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha sorpreso tutti il 7 gennaio 2026, ultimo giorno della sua visita di Stato in Cina, annunciando la richiesta di un “ulteriore prestito panda” durante una conferenza stampa al vertice con Xi Jinping. In cambio della restituzione di statue di leoni Qing, Lee ha chiesto il ritorno del celebre panda Fu Bao, rimpatriato due anni prima, ravvivando il dibattito sulla “panda diplomacy”.
Cina-Corea, il Presidente Lee interviene sul dibattito della “Panda Diplomacy”: contesto della richiesta a sorpresa
Il dibattito tra Cina e Corea è aperto. Lee è intervenuto sulla Panda Diplomacy ed ha proposto lo zoo Uchi Park di Gwangju come sede per una coppia di panda giganti, motivando la mossa con il rafforzamento dei legami bilaterali. I Ministeri dell’Ambiente e degli Esteri coreani hanno avviato trattative operative dopo una risposta positiva da Pechino, ma nulla è ancora deciso. Speculazioni indicano proprio Fu Bao, nato nel 2020 da Ai Bao e Le Bao (prestati nel 2016), come possibile protagonista del ritorno. I fan, organizzati in campagne come “Bulssi” e Fu Bao Protection Alliance, attendono con ansia feedback positivi. Manifestazioni ad-hoc sono previste il 16 gennaio nei pressi dell’ambasciata cinese.
Storia della “Panda Diplomacy”
Questa pratica affonda le radici nell’antichità. Cleopatra inviò una giraffa a Giulio Cesare, mentre l’imperatrice Wu Zetian regalò un panda ai giapponesi. La Cina la perfezionò dal 1949 come soft power, con prestiti annuali milionari per fondi di conservazione. In Corea, esempi includono Lili e Ming Ming (1994), ibis crestati (2008) e gli ultimi panda all’Everland. Altre nazioni seguono: Australia con koala, Corea con cani Pungsan scambiati con il Nord.
Critiche etiche dagli animalisti
La tradizione di utilizzare animali rari come simboli diplomatici ha origini remote nella storia. Si narra, ad esempio, che Cleopatra offrì una giraffa a Giulio Cesare per suggellare alleanze, e che l’imperatrice Wu Zetian della dinastia Tang donò alcuni panda giganti alla corte imperiale giapponese. È stata la Cina, a partire dal 1949, ad elevare questa strategia a vera e propria arma di influenza morbida, concedendo prestiti di panda a costi annui multimilionari destinati a sostenere programmi di tutela della specie.
La Corea del Sud vanta una serie di episodi simili. Si pensi ai panda Lili e Ming Ming accolti nel 1994, agli ibis dalla cresta rossa ricevuti nel 2008, o alla recente coppia ospitata al parco divertimenti Everland. Anche altri Paesi adottano tattiche analoghe, come l’Australia con i suoi koala in prestito o la Corea stessa, che ha barattato cani di razza Pungsan con il Nord durante colloqui intercoreani.
Le trattative tra Corea del Sud e Cina vanno avanti senza sosta, con grandi aspettative per un vero boom turistico nella città di Gwangju, che potrebbe trasformarsi in una nuova meta imperdibile per gli amanti degli animali. Tuttavia, gli esperti continuano ad insistere sull’urgenza di definire linee guida etiche cristalline per evitare abusi. Per i fan italiani dei panda, questo episodio rappresenta un ponte affascinante tra impegno globale per la conservazione e le dinamiche della geopolitica internazionale, dove Fu Bao emerge come vera star virale capace di catturare i cuori di tutti.
La Cina, centro nevralgico del panda gigante
Ad ogni modo, la Cina, da sempre ha a cuore il benessere e la serenità del panda gigante. Non a caso è il centro nevralgico della specie protetta, dove si possono trovare i centri per eccellenza sulla conservazione e protezione della specie protetta, impegnati sette giorni su sette agli studi, alle ricerche continue affinché il panda gigante viva senza rischi di estinzione e di vulnerabilità. La “Panda Diplomacy” sancisce e simboleggia rapporti di amicizia fra Stati e, ognuno, avrà il compito di aderire al progetto di conservazione e riproduzione del panda gigante.