Dalla forza del morso all’indole solitaria, ecco che cos’è il «contatto protetto», come si addestra un panda in meno di dieci minuti al giorno e perché una grata non impedisce affatto la nascita di un legame.
Una delle domande più ricorrenti è: ma i panda giganti sono pericolosi? La risposta è: Sì, il panda gigante può essere pericoloso. Sotto l’aspetto mansueto che lo ha reso celebre in tutto il mondo si cela un orso a tutti gli effetti, dotato di una forza considerevole, di artigli affilati e di una delle morse più potenti fra i carnivori terrestri. Per questa ragione, nelle strutture che ospitano esemplari adulti, i guardiani e gli animali non condividono mai lo stesso spazio e lavorano sempre separati da una barriera, secondo una prassi che gli addetti ai lavori chiamano «contatto protetto».
A riportare il tema all’attenzione degli appassionati è stato, in queste ore, uno dei keeper di Jia Jia e De De, i gemelli di Hong Kong, che racconta sui social la propria quotidianità accanto ai panda giganti. Rispondendo alla domanda che molti visitatori si pongono davanti ai recinti, lui stesso ha spiegato che la rete metallica consente di lavorare ogni giorno a pochi centimetri da un animale selvatico senza che nessuno corra rischi e che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non toglie nulla alla qualità del rapporto. La sua spiegazione merita di essere approfondita, perché apre uno spiraglio su un aspetto poco conosciuto della vita dei panda ospitati negli zoo e nei centri di conservazione.
I panda giganti sono pericolosi, sono orsi: forza, artigli e potenza del morso
Tutto nasce da un equivoco legato all’aspetto. Il manto bianco e nero, il muso tondeggiante e l’andatura dinoccolata ci inducono infatti a dimenticare che Ailuropoda melanoleuca appartiene alla famiglia degli Ursidi e all’ordine dei Carnivori, esattamente come l’orso bruno e l’orso polare. Un esemplare adulto supera agevolmente il quintale di peso, dispone di artigli robusti che gli permettono di arrampicarsi sui tronchi e possiede una muscolatura in grado di piegare e spezzare canne di bambù dure e legnose. Proprio il bambù, del resto, spiega la caratteristica più sorprendente della specie.
Per nutrirsi di un vegetale tanto coriaceo e così povero di sostanze nutritive, il panda trascorre a mangiare buona parte della giornata e ha sviluppato, nel corso dell’evoluzione, un apparato masticatorio formidabile, al punto che la rotondità del capo, da cui dipende gran parte della sua aria bonaria, altro non è che il profilo dei poderosi muscoli che azionano le mascelle. Si stima che la forza esercitata all’altezza dei canini si aggiri intorno ai 1.300 newton, un valore vicino a quello del leone, e che, in rapporto alla massa corporea, la potenza del morso superi persino quella dei grandi felini. Se a tutto questo si aggiunge un’indole solitaria e territoriale, poco incline a tollerare intrusioni, si comprende facilmente perché la prudenza sia d’obbligo.
Quando la tenerezza inganna: gli episodi che hanno insegnato la prudenza
La storia dei giardini zoologici, d’altra parte, dimostra quanto possa costare la sottovalutazione di questi aspetti. Nel dicembre del 1984, allo zoo nazionale di Washington, la femmina Ling-Ling aggredì un guardiano di lunga esperienza che era entrato nel recinto e le aveva voltato le spalle per raccogliere un pezzo di bambù, procurandogli profonde lacerazioni che resero necessario il trasporto in ospedale. Quarant’anni più tardi, nel settembre del 2024, allo zoo di Chongqing un maschio di nove anni ha inseguito e gettato a terra la propria custode sotto gli occhi dei visitatori, fortunatamente senza provocarle ferite gravi.
Sarebbe tuttavia un errore parlare di ferocia, poiché in entrambi i casi gli animali si sono semplicemente comportati secondo la propria natura, difendendo il territorio o reagendo a uno stimolo che l’uomo non aveva saputo prevedere. La lezione che le istituzioni zoologiche ne hanno tratto riguarda dunque il metodo di lavoro, ed è su questa consapevolezza che si fonda il contatto protetto.
Che cos’è il contatto protetto
Con questa espressione si indica un sistema di gestione nel quale l’operatore e l’animale non occupano mai il medesimo ambiente, sicché ogni interazione avviene attraverso una barriera, di solito una grata o una rete a maglie strette, che lascia passare lo sguardo, la voce, il cibo e, quando occorre, una zampa. Il metodo fu messo a punto all’inizio degli anni Novanta nei giardini zoologici statunitensi per la cura degli elefanti e si è poi esteso progressivamente alle altre specie di grande mole, fino a diventare la norma anche per i panda adulti. Con i cuccioli il contatto diretto resta possibile nelle prime fasi della vita, ma, man mano che l’animale cresce, cede inevitabilmente il passo alla barriera.
Accanto alla sicurezza del personale, questo sistema offre un secondo vantaggio, meno evidente ma altrettanto importante. Poiché nulla lo trattiene, il panda conserva in ogni momento la possibilità di allontanarsi e, se si avvicina alla grata, lo fa per propria scelta. Ne deriva un rapporto fondato sulla collaborazione anziché sulla costrizione, nel quale l’animale partecipa alle attività che gli vengono proposte soltanto finché lo desidera.
Rinforzo positivo: come si addestra un panda gigante
È proprio attraverso la barriera che si svolge quello che i tecnici definiscono addestramento gestionale, vale a dire l’insieme degli esercizi che rendono possibile la cura quotidiana dell’animale. Il principio su cui si basa è quello del rinforzo positivo, in virtù del quale ogni comportamento desiderato viene immediatamente premiato con un boccone gradito, come una fetta di mela o un sorso d’acqua e miele, mentre il rifiuto non comporta alcuna conseguenza. Di norma si comincia insegnando al panda a toccare con il naso un bersaglio, costituito da una pallina fissata all’estremità di un’asta, e da questo gesto elementare si passa poi, per gradi, a tutti gli altri.
I risultati sono sorprendenti. Un panda adeguatamente preparato porge spontaneamente la zampa attraverso un’apposita apertura per consentire il prelievo di sangue, si lascia misurare la pressione, si sottopone a ecografie e radiografie e riceve le vaccinazioni senza opporre resistenza. Tutto questo avviene mentre l’animale è sveglio, quindi senza ricorrere all’anestesia e ai rischi che essa comporta, e permette ai veterinari di seguire con continuità lo stato di salute di ciascun esemplare. L’impegno richiesto, peraltro, è minimo, dal momento che la sessione dura in genere meno di dieci minuti al giorno.
Arricchimento ambientale: il resto della giornata di un panda
La grata, inoltre, è anche il luogo del gioco. È attraverso di essa, infatti, che i guardiani propongono le attività di arricchimento ambientale, ideate per stimolare la curiosità dell’animale e per sollecitarne i comportamenti naturali, offrendogli oggetti nuovi da esplorare, odori insoliti, cibo nascosto da cercare e, nella stagione calda, blocchi di ghiaccio che racchiudono pezzi di frutta. Una volta conclusi quei pochi minuti di lavoro condiviso, il panda torna alla propria vita di sempre, che trascorre nell’area principale del recinto muovendosi, riposando e, soprattutto, mangiando.
Un legame che non ha bisogno di abbracci
Chi immagina il mestiere del guardiano come un susseguirsi di carezze resterà forse deluso, mentre chi conosce davvero questi animali riconoscerà in quella grata la forma più matura dell’affetto. Rispettare la natura selvatica del panda gigante significa infatti rinunciare all’abbraccio per offrirgli in cambio sicurezza, cure puntuali e la libertà di scegliere. Si tratta di un insegnamento che riguarda anche il pubblico, perché le immagini che ritraggono persone strette a un panda adulto alimentano un’idea fuorviante della specie, laddove osservarlo a distanza, mentre è intento alle proprie occupazioni, rimane il modo più autentico di incontrarlo. È con questo spirito che Ciao Panda Aps racconta il panda gigante, cercando di restituirne la complessità al di là dell’immagine da cartolina.
Domande frequenti
I panda giganti sono pericolosi per l’uomo?
Possono esserlo, perché, pur avendo un’indole generalmente tranquilla, sono orsi dotati di grande forza, di artigli affilati e di mascelle potentissime, e reagiscono quando si sentono minacciati o disturbati nel proprio territorio.
Quanto è forte il morso di un panda gigante?
Si stima che la forza esercitata all’altezza dei canini si aggiri intorno ai 1.300 newton, un valore vicino a quello del leone. In rapporto alla massa corporea, il morso del panda è considerato, strutturalmente e biologicamente, fra i più potenti dell’intero ordine dei Carnivori.
Che cosa significa «contatto protetto»?
È il sistema di gestione nel quale il guardiano e l’animale restano sempre separati da una barriera, cosicché ogni interazione, dall’alimentazione alle cure veterinarie, avviene attraverso la grata, a tutela di entrambi.
Quanto dura l’addestramento quotidiano di un panda?
Dura in genere meno di dieci minuti al giorno. Per il resto del tempo l’animale vive nel proprio habitat, dove si muove, si nutre e riposa.