Un nuovo studio rivela come i panda giganti ospitati negli zoo lontano dalle loro terre d’origine possano soffrire di una sorta di “jet lag”. Questo, di conseguenza, influenza l’attività e potenzialmente il benessere, con implicazioni significative per la conservazione di questa specie vulnerabile.
l panda giganti in cattività soffrono di jet leg: lo studio
La ricerca, pubblicata sulla rivista Frontiers in Psychology, getta luce su come l’orologio interno di questi iconici orsi bianchi e neri, regolato dai segnali ambientali, possa trovarsi in disaccordo con le nuove latitudini in cui vivono. Come spiega Kristine Gandia dell’Università di Stirling, autrice principale dello studio, tutti gli animali, inclusi gli esseri umani, hanno sviluppato ritmi per sincronizzare il loro ambiente interno con quello esterno. Tuttavia, quando questi orologi interni non sono allineati con segnali esterni cruciali come la luce e la temperatura. Infatti, possono insorgere effetti negativi, simili a quelli del jet lag negli umani, che possono spaziare da semplici disagi a problemi metabolici e disturbi dell’umore.
Il monitoraggio in sei zoo
Probabilmente sarete rimasti esterrefatti dalla scoperta, ma anche i panda giganti soffrono il jet leg. Infatti, gli orsetti con le loro vite fortemente legate alle stagioni – dalla preferenza per specifici tipi di bambù e germogli freschi che innescano migrazioni, alla stagione degli accoppiamenti sincronizzata con l’abbondanza di cibo – rappresentano una specie ideale per studiare l’impatto dell’orologio circadiano sul benessere e sul comportamento. Per comprendere meglio questo fenomeno, Gandia e il suo team hanno monitorato per un anno intero il comportamento di 11 panda giganti ospitati in sei zoo, sia all’interno sia all’esterno del loro intervallo latitudinale naturale in Cina. Utilizzando webcam, gli osservatori hanno condotto campionamenti orari per valutare come cambiava l’attività dei panda durante il giorno e nel corso dell’anno.
Le osservazioni hanno rivelato che la luce del giorno e la temperatura sono segnali particolarmente importanti per i panda. Strettamente correlati alla loro attività generale nelle latitudini corrispondenti al loro habitat naturale. Come i loro simili selvatici, i panda in cattività mostravano tre picchi di attività nelle 24 ore. Incluso uno notturno, e gli adulti manifestavano comportamenti sessuali solo di giorno.
La scoperta
Tuttavia, la scoperta chiave è che i panda che vivevano al di fuori della loro latitudine di origine tendevano ad essere meno attivi. Questo calo di attività è probabilmente dovuto al fatto che i segnali di luce e temperatura variano significativamente a diverse latitudini. I ricercatori hanno notato che la discrepanza nel comportamento era maggiore quando i segnali luminosi e termici ricevuti dai panda fuori latitudine erano più divergenti rispetto a quelli sperimentati dai panda nella loro area naturale. “Quando i panda giganti sono ospitati a latitudini più elevate, cioè quando vivono esperienze di stagioni più estreme rispetto a quelle in cui si sono evoluti, ciò cambia i loro livelli di attività generale e comportamento anomalo”, ha precisato Gandia.
Oltre ai segnali naturali, lo studio ha evidenziato come i panda rispondano anche a segnali antropogenici specifici dello zoo, mostrando picchi di attività al mattino presto e comportamenti che suggeriscono l’anticipazione dell’arrivo degli addetti con il cibo. Sono stati osservati anche comportamenti sessuali anomali, che i ricercatori ipotizzano possano essere legati alla frustrazione derivante dall’impossibilità di migrare o accoppiarsi normalmente. Curiosamente, i panda a latitudini non corrispondenti mostravano meno comportamenti anomali, forse perché non ricevevano gli stessi segnali per il comportamento sessuale.
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L’importanza dell’impatto dell’ambiente
Queste scoperte sottolineano l’importanza di considerare l’impatto dell’ambiente artificiale sul benessere dei panda in cattività. Soprattutto per una specie la cui fisiologia e il cui comportamento sono così strettamente legati ai ritmi stagionali. Come sottolinea Gandia, per ampliare questa ricerca, sarebbe utile includere l’analisi dei cicli fisiologici, in particolare degli ormoni sessuali, per comprendere meglio come l’ambiente possa influenzare i tempi del loro rilascio. Questa ulteriore comprensione potrebbe rivelarsi cruciale per migliorare le strategie volte a promuovere la riproduzione di successo di questa specie vulnerabile, notoriamente difficile da allevare. In definitiva, riconoscere e mitigare gli effetti del “jet lag” nei panda in cattività rappresenta un passo fondamentale. Anche per garantire il loro benessere e la sopravvivenza a lungo termine.