Li Li è nato nel Sichuan, arrivato al Muséum di Parigi nel 1973 come dono di Stato e morto pochi mesi dopo. La vicenda di Li Li, oggi esposto nella Grande Galerie de l’Évolution, con tutte le informazioni pratiche per ammirarlo.
Nel cuore del Jardin des Plantes, sul balcone del secondo piano della Grande Galerie de l’Évolution, all’ingresso della sala delle specie estinte, si affaccia un giovane panda gigante. Si chiama Li Li, è un maschio ed è un esemplare naturalizzato. Li Li fu offerto vivo al Muséum di Parigi, nel 1972, dal primo ministro cinese al presidente francese Georges Pompidou. La sua storia è breve e un po’ malinconica, ma racconta bene come i panda siano entrati nella vita dei parigini, prima come oggetto di studio dei naturalisti e poi come attrazione per il pubblico.
Biografia del panda gigante Li Li
- Specie: Ailuropoda melanoleuca, panda gigante
- Sesso: maschio
- Origine: Sichuan, Cina
- Dimensioni dell’esemplare: 1,06 × 0,86 × 0,52 metri
- Dono: Repubblica popolare cinese, 1973
- Morte e montaggio: 1974
- Numero d’inventario: MNHN-ZM-MO-1984-610
- Dove si trova: Grande Galerie de l’Évolution, Muséum national d’histoire naturelle, Parigi
I dati provengono dalla scheda ufficiale del Muséum.
Li Li, il panda del Muséum di Parigi: la storia: il dono che sbarcò a Orly
Il regalo fu annunciato nel 1972 e ci volle un anno perché arrivasse. Nel dicembre 1973, all’aeroporto di Orly, arrivarono due giovani panda giganti, dono ufficiale della Cina alla Francia. Entrambi furono portati allo zoo di Vincennes, dove ciascuno ebbe il proprio spazio, oltre a una sala in comune in uno degli edifici del parco. Li Li aveva un’età stimata di quindici mesi e, già all’epoca, le sue condizioni di salute non erano ottimali. Il Muséum immediatamente si adopera per studiare il caso, chiedendosi se dipendesse da una costituzione fragile o da altre cause, ma il dato certo è che Li Li non si riprese mai davvero. Il tenero panda morì nell’aprile 1974, lasciando solo Yen-Yen, l’altro panda arrivato con lui, che sarebbe vissuto fino al 2000.
L’esposizione al Muséum in Francia
Dopo la morte, Li Li fu naturalizzato ed entrò nelle collezioni del Muséum. Il momento era delicato. La galleria di Zoologia era chiusa da quasi dieci anni e già nel 1975 si annunciava che di lì a poco sarebbe stata rinnovata. Per vedere Li Li nella posizione in cui lo troviamo oggi, tuttavia, ci vollero due decenni. La Grande Galerie de l’Évolution riaprì nel 1994 dopo una profonda trasformazione, con un’idea guida molto chiara. La diversità del vivente è frutto di una lunga evoluzione e spetta a noi preservarla.
Perché il Muséum e il panda sono legati da sempre
Il rapporto tra il Muséum e la specie protetta è molto più antico di Li Li. Nel marzo 1869 Armand David, missionario lazzarista in Cina, infatti, come già vi ho raccontato, si imbatté in quella che descrisse come una nuova specie di ursidi, notevole per i colori e per le zampe pelose nella parte inferiore. Il panda entrò così nel catalogo delle specie del mondo e, con esso, nel Muséum, perché David inviava a Parigi tutte le sue raccolte. Per questo motivo Parigi è stato il primo luogo dove si sono potuti ammirare i panda giganti, sia pure in forma naturalizzata.
C’è però un dettaglio che spesso sfugge. Li Li non è l’esemplare di riferimento della specie. Furono gli esemplari inviati da David a essere considerati i riferimenti scientifici, i cosiddetti “tipi”. Si tratta di una femmina adulta e di un giovane, che il Muséum ha presentato al pubblico nel 2019, in occasione dei 150 anni della scoperta, nella sala delle specie minacciate e scomparse. Insieme costituiscono la serie tipo di Ailuropoda melanoleuca, il riferimento mondiale per gli scienziati. Sotto lo stesso tetto convivono dunque due storie del panda. Quella scientifica del 1869 e quella diplomatica del 1973. Li Li, pertanto, appartiene alla seconda.
Una visita alla Grande Galerie de l’Évolution
Il luogo che ospita Li Li merita da solo il viaggio. L’edificio fu ideato da Jules André nel 1889. Composto da una navata immensa, circondata da tre balconi e illuminata da una vetrata di mille metri quadrati, dove ghisa, vetro e legno si mescolano a luci a LED e schermi moderni. Al piano terra c’è il mondo marino, con gli scheletri di balena australe, balenottera azzurra e capodoglio, e con Wheke, il calamaro gigante della Nuova Zelanda. Al primo livello avanza la celebre carovana africana, guidata dall’elefante, seguita da giraffe, zebre, leoni e da tutti gli altri animali della savana. Le collezioni di animali naturalizzati del Muséum sono immense. Se ne contano circa 90.000, provenienti da ogni parte del mondo. I nuovi esemplari arrivano in gran parte da zoo e rifugi, quando muore un animale raro, perché la collezione ha anche il compito di conservare.
Informazioni pratiche
La Grande Galerie de l’Évolution si trova al 36 di rue Geoffroy Saint-Hilaire, a Parigi, nel quinto arrondissement. È aperta tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10 alle 18, con l’ultimo ingresso alle casse un’ora prima della chiusura. Resta chiusa l’1 gennaio, l’1 maggio e il 25 dicembre. Per la collezione permanente il biglietto intero costa 13 euro e il ridotto 10. I giovani sotto i 25 anni, con un documento che lo attesti, e i titolari del Pass Annuel del Muséum entrano gratuitamente. Con la mostra temporanea Artistes au Muséum, in programma dal 23 settembre 2026 al 7 marzo 2027, l’intero sale a 16 euro. Vale la pena ricontrollare orari e tariffe sul sito ufficiale prima di partire, perché possono cambiare. Per arrivare si può usare la metropolitana: linea 5 fino a Gare d’Austerlitz, linea 7 fino a Censier Daubenton, linea 10 fino a Jussieu o Gare d’Austerlitz. In alternativa c’è il RER C, sempre a Gare d’Austerlitz, oppure diverse linee di autobus, tra cui la 24, la 57 e la 91.
Un anno speciale per il Muséum
Il 2026 è un anno particolare per il museo, che festeggia i suoi 400 anni, proprio mentre a Espelette si celebra il bicentenario della nascita di Armand David. Le due ricorrenze si intrecciano e rendono la visita a Li Li ancora più interessante, tra storia della scienza e diplomazia dei panda. Vale la pena fermarsi qualche minuto sul balcone e pensare a quanto lavoro ci sia dietro ogni panda che oggi vediamo negli zoo. Se ami i panda e vuoi seguire storie, eventi e curiosità come questa, su ciaopanda.it, sostenendo il nostro lavoro con il tesseramento o con una donazione.