Punch, il macaco abbandonato che non lascia mai il suo peluche: la storia che commuove il web

Punch, il macaco abbandonato che non lascia mai il suo peluche

Perché la storia di Punch, del piccolo macaco abbandonato che non lascia mai il suo peluche ci spezza il cuore e inevitabilmente ci commuove? Probabilmente perché, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti esattamente come il piccolo macaco abbandonato, triste e solo. Rifiutato senza alcun motivo preciso. E, anche indifeso. Quando, tutto ciò che si vorrebbe è avere qualcuno accanto, senza filtri. Si vuole solo essere amati incondizionatamente.

Punch, il macaco abbandonato che non lascia mai il suo peluche: ATTENZIONE a non piangere!

Sta commuovendo il web la storia di Punch. Un piccolo macaco di circa 6 mesi che vive allo Ichikawa City Zoo, nella prefettura di Chiba, in Giappone. Abbandonato dalla madre subito dopo la nascita, il cucciolo ha trovato conforto in un peluche a forma di orango. Esso lo stringe e trascina ovunque come fosse una madre surrogata. Il video in cui Punch cammina aggrappato al suo peluche è stato postato prima da un visitatore. Poi dall’account ufficiale dello zoo, facendo rapidamente il giro dei social e trasformando il piccolo macaco in una star involontaria.​ Sotto i post, gli utenti commentano in massa, tra commozione ed empatia:

“È molto triste che sia stato abbandonato dalla madre, ma è stato molto fortunato ad aver trovato questi guardiani”, scrivono in tanti.

Mentre l’hashtag #HangInTherePunch (“Tieni duro, Punch”) unisce le voci di chi segue giorno per giorno la sua crescita.​

Dalla nascita al rifiuto della madre

Punch è nato il 26 luglio 2025 allo zoo di Ichikawa con un peso di circa 500 grammi, in piena estate e in condizioni climatiche impegnative. Secondo quanto riportato dai guardiani al quotidiano Mainichi Shimbun, la madre, al suo primo parto, appariva esausta e disinteressata. Senza mostrare alcun comportamento di cura nei confronti del piccolo. In natura, per un cucciolo di macaco, un rifiuto del genere può essere fatale in pochi giorni.​ ​I guardiani Kosuke Shikano, 24 anni, e Shumpei Miyakoshi, 34 anni, hanno iniziato ad allevarlo dal giorno successivo alla nascita. Dal primo giorno, infatti, loro sono intervenuti con l’allattamento artificiale e monitorando costantemente le sue condizioni.

Shikano spiega che l’abbandono dei piccoli può verificarsi in una certa percentuale di casi. Soprattutto nei parti alla prima esperienza o in condizioni di forte stress climatico.​​ Nel branco dei macachi giapponesi talvolta altre femmine intervengono nella cura dei piccoli. Ma nel caso di Punch non si è verificata alcuna adozione spontanea. Per questo il cucciolo è stato temporaneamente separato dal gruppo e accudito dai keeper, restando però vicino ai suoni e agli odori delle altre scimmie per facilitare un futuro reinserimento.​

Perché un peluche può diventare una “madre surrogata”?

Nella natura, i cuccioli di macaco iniziano ad aggrapparsi al pelo della madre subito dopo la nascita, per trovare calore, sicurezza e per sviluppare correttamente la muscolatura. Poiché Punch non ha avuto questa possibilità, i guardiani hanno sperimentato vari sostituti, dagli asciugamani arrotolati a diversi peluche di forme e materiali differenti. Tra tutti, Punch ha scelto il peluche di un orango, dal pelo lungo e facile da afferrare, con un aspetto abbastanza simile a quello di una scimmia da dargli un senso di sicurezza. Di notte, quando i guardiani lasciano lo zoo, Punch si rannicchia contro il peluche per dormire, usandolo come un vero riferimento emotivo:

“Il peluche è diventato una madre surrogata”, racconta Shikano.

La rete ha riconosciuto il pupazzo come il celebre DJUNGELSKOG di Ikea. Tanto che l’oggetto è stato ribattezzato “mamma di Punch” e la catena svedese, secondo alcuni media, avrebbe donato allo zoo altri esemplari del peluche. In poco tempo, l’immagine del piccolo macaco avvinghiato all’orango di stoffa è diventata un potente simbolo di resilienza e bisogno di contatto.​

Il video virale e il boom dell’hashtag #HangInTherePunch

La storia di Punch, del piccolo macaco abbandonato che non lascia mai il suo peluche è esplosa a livello globale quando un visitatore dello zoo ha pubblicato su X (ex Twitter) un video in cui il cucciolo cammina, gioca e si rifugia nel suo peluche, seguito poi dal post dell’account ufficiale della struttura. Il primo contenuto pubblico dedicato a Punch è stato ripubblicato migliaia di volte in poche ore, scatenando un’ondata emotiva che ha superato i confini del Giappone.​ Secondo gli strumenti di analisi dei social, in pochi giorni si sono registrate decine di migliaia di post e ripubblicazioni con l’hashtag #HangInTherePunch, che è diventato il filo conduttore della community che sostiene il piccolo macaco.

Video, reel e clip YouTube hanno amplificato la narrazione, mostrando Punch mentre trascina il peluche, lo difende dalle altre scimmie e ci si addormenta abbracciato.​ Con la viralità, però, sono arrivate anche le preoccupazioni. Alcune clip hanno mostrato Punch apparentemente aggredito o strattonato da adulti del gruppo, spingendo molti utenti a chiedere allo zoo di “salvarlo” e di separarlo dagli altri macachi.​

La reintegrazione nel branco e i dubbi degli utenti

Il 19 gennaio, Punch è stato reintrodotto in modo più stabile nel suo gruppo sulla “montagna delle scimmie” dello zoo. All’inizio le altre scimmie si sono mostrate diffidenti e, come spesso accade nei primati, lo hanno sottoposto a interazioni brusche, che in alcuni casi la rete ha interpretato come veri episodi di bullismo. Nei momenti di paura, Punch si aggrappava ancora più forte al suo peluche, incapace di lasciarlo andare. Gli esperti di comportamento dei macachi spiegano però che queste dinamiche fanno parte del processo normale di integrazione in un gruppo sociale complesso, dove i ruoli gerarchici vengono definiti anche attraverso interazioni fisiche energiche.

Intervenire continuamente per “proteggerlo” rischierebbe di comprometterne l’integrazione a lungo termine, condannandolo a un isolamento innaturale.​​ Lo zoo ha rassicurato il pubblico sottolineando che il branco non ha mostrato aggressioni gravi e che Punch viene monitorato da vicino dai guardiani e dai veterinari, che valutano costantemente il suo stato fisico e psicologico. Il peluche resta, in questa fase, un ponte emotivo tra il mondo umano dei keeper e quello degli altri macachi.

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Come sta oggi Punch

Oggi Punch pesa circa 2 chilogrammi e sta ancora imparando a nutrirsi da solo. I guardiani continuano a supportarlo con l’alimentazione e la cura quotidiana. Il piccolo alterna momenti in cui cerca il contatto con i suoi guardiani ad altri in cui passa del tempo da solo o tenta di interagire con il resto del branco.

“Interagisce attivamente con le altre scimmie e sento che sta crescendo”, osserva Miyakoshi, sottolineando i progressi del macaco nella lettura dei segnali sociali del gruppo. Anche Shikano evidenzia un tratto che ha colpito molti: “Anche quando viene rimproverato dalle altre scimmie, si riprende rapidamente. È mentalmente forte”.

Il suo percorso resta delicato, ma la combinazione di cura umana, contatto con i suoi simili e supporto del peluche-orango sta permettendo a Punch di sviluppare competenze sociali e sicurezza, pur continuando a evocare, ogni volta che appare in video, la stessa ondata di tenerezza che lo ha reso famoso.​

Box di approfondimento: perché la storia di Punch ci parla così tanto?

  • Perché ci commuove? Il mix di fragilità (un cucciolo rifiutato) e di conforto (il peluche-mamma) attiva empatia immediata. Soprattutto quando mediato da video ravvicinati e linguaggio emotivo sui social.​
  • Cosa ci insegna sui primati? Nei macachi il contatto fisico è essenziale per sopravvivenza e sviluppo: l’assenza della madre non è solo un fatto affettivo, ma biologico e sociale.​
  • Perché il peluche è così importante? Funziona come oggetto transizionale. Una sorta di “coperta di Linus” che aiuta Punch a tollerare lo stress e a sentirsi al sicuro mentre impara a vivere con il gruppo.​
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Chiara Alonzo - Storyteller, copywriter e SEO specialist è laureata in Scienze della Comunicazione e Filologia Moderna, con un Master di secondo livello in Comunicazione e Marketing Politico ed Istituzionale presso la Luiss School Of Government. Attualmente ricopre il ruolo di vice presidente e responsabile della comunicazione dell'Associazione Ciao Panda Aps.