Il 12 settembre 2026 l’ambasciatrice Hou Yue ha preso il posto di Jia Guide in Italia. Una carriera costruita tra Oslo e il Ministero degli Esteri cinese, in un momento delicato per le relazioni tra Roma e Pechino.
Il 12 settembre 2026 la nuova ambasciatrice cinese è arrivata a Roma. Il suo compito è delicato: rappresentare la Repubblica Popolare Cinese in Italia e a San Marino. Si chiama Hou Yue ed ha alle spalle tre anni come ambasciatrice a Oslo. La sua nomina è arrivata direttamente da Xi Jinping, e lei stessa si è definita onorata di riceverla dal presidente cinese. Non è un semplice passaggio di consegne. Arriva in un momento preciso, in cui, i rapporti tra Roma e Pechino sono ancora scossi dall’addio dell’Italia alla Via della Seta. Da tre anni, infatti, attraversano una fase di ricalibratura.
Chi è Hou Yue, la nuova ambasciatrice cinese in Italia
Prima di arrivare a Roma, Hou Yue ha guidato per tre anni l’ambasciata cinese in Norvegia. La diplomatica è stata accolta a Oslo come la ventesima ambasciatrice cinese nella storia dei rapporti tra i due paesi. Il suo arrivo, nel gennaio 2023, era stato accompagnato da un discorso all’aeroporto. In quel discorso aveva insistito sui temi ricorrenti della diplomazia cinese: la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità e il rafforzamento della cooperazione win-win.
Durante il mandato norvegese, Hou Yue si è mossa su più fronti. L’ambasciatrice ha incontrato i vertici della Confederazione delle imprese norvegesi, dialogando con il Parlamento locale, senza sottrarsi ai temi più scomodi. Nell’agosto 2025, in un’intervista al quotidiano Klassekampen, l’ambasciatrice ha preso posizione con parole nette riguardo la postura che l’Europa dovrebbe avere verso le grandi potenze. La diplomatica ha sostenuto che Cina ed Europa sono partner, non rivali. Ed ha aggiunto che condividono più punti in comune che divergenze, nonostante il contesto internazionale complesso. I media norvegesi avevano titolato in prima pagina un appello all’Europa a non fare da vassallo. Un segnale chiaro del tipo di diplomazia diretta che l’ambasciatrice porta con sé anche a Roma.
L’arrivo a Roma: il discorso all’aeroporto
Il giorno dell’arrivo nella Capitale, Hou Yue ha letto un discorso scritto all’aeroporto, come da tradizione, riservata ai nuovi ambasciatori cinesi. Nel testo ha ringraziato tutti gli amici che sostengono l’amicizia e la cooperazione tra Cina e Italia, e tra Cina e San Marino. Ha rivolto, inoltre, un saluto ai connazionali, alle imprese e agli studenti cinesi presenti in Italia, collegando l’inizio del suo mandato a un momento strategico per l’immagine internazionale di Pechino. Lo ha definito il momento dell’Opportunità Cina 2.0, una fase capace di offrire ampi spazi di cooperazione tra la Cina e il resto del mondo.
Ad accoglierla c’erano un funzionario del dipartimento cerimoniale della Farnesina e i principali diplomatici dell’ambasciata cinese. Presente anche una rappresentanza della missione permanente cinese presso le organizzazioni delle Nazioni Unite con sede a Roma. Il prossimo passo, secondo la prassi diplomatica, sarà la presentazione delle Lettere Credenziali al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È lo stesso rito che nel gennaio 2023 aveva formalizzato l’ingresso in carica del suo predecessore.
Il predecessore: chi lascia il posto a Hou Yue
Hou Yue prende il posto di Jia Guide. Quest’ultimo era arrivato a Roma nel gennaio 2023, con un discorso simile nei toni. Aveva ringraziato la parte italiana per la calorosa accoglienza, affermando di non vedere l’ora di stringere amicizia con gli amici italiani di vari settori, per promuovere lo sviluppo del partenariato strategico globale. Pochi giorni dopo aveva presentato le proprie credenziali a Mattarella, portando anche i saluti di Xi Jinping e sottolineando il ruolo dell’Italia come partner strategico globale, oltre che come attore di peso nell’Unione Europea.
Nel periodo di transizione tra i due mandati, la gestione ordinaria dell’ambasciata è passata all’incaricato d’affari Li Xiaoyong. Nei mesi precedenti l’arrivo di Hou Yue, ha moltiplicato le uscite pubbliche: ha partecipato alla Biennale d’Arte di Venezia, è intervenuto su testate italiane come Il Sole 24 Ore e Milano Finanza ed ha presentato il libro dedicato ai cinquantacinque anni di relazioni bilaterali tra Italia e Cina.
Perché questa nomina non è solo una formalità
Per capire il peso politico di questo arrivo, bisogna guardare al contesto degli ultimi tre anni. A dicembre 2023 il governo Meloni ha deciso di non rinnovare il memorandum sulla Via della Seta, firmato nel 2019 dall’esecutivo Conte I, comunicando la decisione direttamente al premier cinese Li Qiang a margine del G20 di New Delhi, dopo settimane in cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva discusso a lungo con l’omologo Wang Yi. Gli osservatori hanno descritto quella scelta come un’uscita “soft”, pensata non per rompere con Pechino ma per ridefinire i termini della collaborazione. A conferma di questo, il governo italiano ha rilanciato il Partenariato Strategico Globale, siglato nel 2004 sotto l’esecutivo Berlusconi.
Il filo di quella strategia è arrivato fino al luglio 2024, quando Giorgia Meloni si è recata a Pechino per un incontro diretto con Xi Jinping. In quell’occasione la premier italiana ha chiesto relazioni commerciali più eque, mentre il presidente cinese ha risposto apertura alla collaborazione su veicoli elettrici e intelligenza artificiale, in un vertice che celebrava anche un anniversario importante: i vent’anni del partenariato firmato nel 2004.
Sul piano economico, i numeri restano rilevanti. Nel 2023 l’interscambio commerciale tra Italia e Cina ha raggiunto 66,8 miliardi di euro, confermando la Cina come secondo partner extra-Ue dell’Italia dopo gli Stati Uniti. A questo si aggiungono uno stock di investimenti diretti italiani da 15 miliardi di euro e oltre 1.600 aziende italiane attive nel Paese. Resta però uno squilibrio evidente. Gli investimenti cinesi in Italia sono oggi circa un terzo di quelli italiani in Cina, ed è proprio questo il divario che Meloni ha indicato come priorità da correggere. È in questo scenario, fatto di distanza politica sulla Via della Seta ma di continuità economica sul partenariato del 2004, che si inserisce l’arrivo di Hou Yue: Pechino ha scelto per Roma una diplomatica con esperienza europea recente, proprio nella fase in cui l’Italia cerca di ridefinire i termini della propria relazione con la Cina senza chiudere i canali di dialogo.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il calendario diplomatico che aveva accompagnato l’ingresso in carica di Jia Guide, nel 2023, offre già un’indicazione utile su ciò che seguirà. La presentazione ufficiale delle Lettere Credenziali al Quirinale, i primi incontri istituzionali e, subito dopo, i primi appuntamenti pubblici legati al mondo economico e culturale italiano. Il 2025 ha già segnato un traguardo significativo, quello dei cinquantacinque anni di relazioni diplomatiche tra Roma e Pechino, e la nuova ambasciatrice arriva dunque in un momento in cui entrambe le capitali hanno interesse a mostrare continuità, pur muovendosi su equilibri diplomatici diversi rispetto a un decennio fa.