La storia di Kang Cheol-won, il “nonno di Fu Bao”: dall’Everland all’orto che racconta un modo diverso di amare gli animali

Fu Bao e Kang Cheol-won

Dalla nascita del primo panda gigante nato in Corea alla vita tra alberi, ortaggi e ricordi. In un’intervista rilasciata dal keeper, Kang Cheol-won, racconta la sua storia che ha trasformato la cura in un linguaggio universale.

Kang Cheol-won, per milioni di persone il “nonno di Fu Bao”, non è soltanto il guardiano dell’Everland che ha accompagnato la panda più amata della Corea del Sud nella sua crescita. È anche l’uomo che ha trasformato un orto di collina in un racconto di vita, fatto di natura, memoria familiare, pazienza e lavoro quotidiano. Nel suo terreno di Yongin crescono decine di alberi e quasi novanta varietà tra piante e colture: un piccolo ecosistema in cui, dice, la natura restituisce sempre ciò che riceve.

Kang Cheol-won, il “nonno di Fu Bao”: la storia

La storia di Kang Cheol-won parte da lontano e non riguarda solo i panda. Prima di diventare il volto più conosciuto della cura dei grandi panda in Corea, Kang aveva già costruito una carriera lunga quasi quattro decenni all’interno di Everland, occupandosi anche di scimmie, oranghi e altri animali difficili da gestire. Nel tempo ha maturato una convinzione semplice ma centrale: con gli animali, come con le persone, non si ottiene nulla senza comprensione, costanza e rispetto dei tempi dell’altro.

L’immagine pubblica di Kang è legata a Fu Bao, la prima panda gigante nata in Corea del Sud attraverso riproduzione naturale, evento che aveva attirato un’attenzione enorme nel Paese. Ma nell’intervista emerge soprattutto il rapporto umano che ha saputo costruire con l’intera famiglia Bao: Ai Bao, Le Bao e poi le cucciole nate dopo di loro. Per lui, la popolarità di Fu Bao non dipende solo dall’animale in sé, ma dal coinvolgimento emotivo di chi l’ha seguita giorno dopo giorno attraverso i social, quasi partecipando a una forma collettiva di crescita.

Il nuovo libro di Kang “Ogni mattina vado nell’orto”

Il nuovo libro di Kang, Ogni mattina vado nell’orto, nasce proprio da questo sguardo. L’orto non è solo un passatempo, ma il luogo in cui si concentrano ricordi d’infanzia, affetti e desideri rimasti a lungo in sospeso. Il guardiano racconta di aver sognato fin da giovane una casa piccola, con uno spazio verde da coltivare, in cui alberi, fiori e ortaggi potessero convivere in equilibrio. Quel terreno, inizialmente sconsigliato perfino da chi lo considerava poco pratico, lo ha conquistato al primo sguardo. Non tanto per la comodità, quanto per la somiglianza con il paesaggio della sua infanzia a Sunchang, nella provincia di Jeonbuk.

Oggi quell’orto è diventato un paesaggio personale, ma anche un luogo di cura. Una sorta di estensione del lavoro svolto con i panda, in cui ogni pianta ha bisogno di attenzione, tempo e lettura dei segnali giusti. Kang racconta che proprio lì ha riscoperto gesti e abitudini legate alla madre, al punto da ritrovarsi a coltivare le stesse piante che lei teneva nell’orto di famiglia. Da quella scelta è nata anche una relazione quotidiana più intensa con la madre, fatta di telefonate, domande pratiche e consigli agricoli. Un dettaglio apparentemente semplice, che nella sua voce diventa una forma concreta di gratitudine filiale.

Panda, bambù e gesti simbolici

Nel suo racconto, anche il modo di prendersi cura dei panda passa da dettagli all’apparenza minimi ma dal forte valore simbolico. Kang ha spiegato di aver piantato bambù, alberi resistenti e persino colture dedicate ai membri della famiglia Bao, quasi a costruire un ponte tra il mondo dei panda e quello dell’orto. La scelta non è estetica, ma relazionale: offrire agli animali un ambiente più ricco, più vicino al loro linguaggio naturale. Tra gli episodi più significativi, c’è quello delle carote preparate apposta per Fu Bao e per gli altri panda.

Non sempre, però, il risultato corrisponde alle aspettative umane. Le prime carote erano troppo piccole, poi finalmente robuste, ma i panda non sempre le hanno gradite. Kang lo racconta con ironia, come una lezione utile anche fuori dallo zoo. In natura non basta voler fare bene, bisogna anche comprendere preferenze, abitudini e tempi dell’altro. Un discorso simile vale per i fiori di colza, piantati in ricordo dei luoghi cinesi da cui provenivano Ai Bao e Le Bao. La fioritura gialla, che tra fine inverno e inizio primavera colora l’area del recinto, non è solo scenografia: è un gesto di accoglienza, un modo per rendere meno brusco il passaggio tra ambienti e culture diverse.

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Il legame con Fu Bao

Il momento più delicato dell’intervista riguarda ovviamente la partenza di Fu Bao per la Cina, avvenuta nell’ambito delle regole internazionali legate ai panda affidati agli zoo stranieri. Kang parla della separazione con una lucidità non priva di emozione: se un animale è stato amato davvero, dice, bisogna avere la forza di accompagnarlo anche nel distacco, augurandogli di costruire la propria vita da adulto. Nel suo discorso non c’è solo nostalgia, ma una visione precisa della crescita. Fu Bao non era soltanto il panda più amato della Corea. Lei è una creatura con un destino tutto suo, da accompagnare con affetto senza mai cercare di trattenerla. 

Nell’intervista, Kang Cheol-won torna più volte su questo concetto, che diventa quasi una lezione di educazione sentimentale: rispettare i tempi dell’altro, lasciare spazio alla crescita, imparare a farsi da parte quando serve. È un principio che, nel suo racconto, vale per gli animali ma anche per i rapporti umani. Lo stesso sguardo Kang lo rivolge ad Ai Bao, la madre di Fu Bao, che descrive come un panda forte, intuitivo e profondamente materno. Secondo il guardiano, Ai Bao protegge i piccoli con naturalezza, senza eccessi né forzature: osserva, attende, interviene solo quando è necessario. Una forma di accudimento discreta ma efficace, che Kang richiama come esempio di genitorialità capace di unire presenza e autonomia.

Una filosofia di cura

L’intervista mostra un tratto molto chiaro della personalità di Kang. La cura, per lui, non è mai un gesto astratto. È fare i conti con il comportamento di ogni specie, rispettarne le paure, conoscere la sua intelligenza e non forzare mai il rapporto. Nei suoi anni di lavoro con primati e grandi felini, ha imparato che la fiducia si costruisce con la presenza costante. In alcuni casi, come racconta, persino dormire vicino agli animali è stato necessario per essere accettato nel gruppo. Questa esperienza lo porta a una conclusione molto netta. I comportamenti violenti lasciano segni lunghi e difficili da cancellare, mentre pazienza e osservazione aprono spiragli inattesi. La stessa logica, secondo lui, vale in famiglia, nell’educazione dei figli e nel rapporto con il mondo vegetale. È una filosofia semplice, ma raccontata con tale coerenza da diventare convincente.

Non sorprende, allora, che il pubblico abbia trovato nelle sue parole una forma di consolazione. La popolarità di Fu Bao ha travalicato il piano del semplice affetto per un cucciolo. In Corea, il panda è diventato una presenza emotiva condivisa, capace di accompagnare persone sole, fragili o in difficoltà. Kang non rivendica mai un ruolo eroico; si limita a dire che, se un animale riesce a far stare meglio qualcuno, allora il lavoro del guardiano ha già prodotto un risultato prezioso. Questa non è solo la storia di un keeper, ma di qualcuno che ha saputo trasformare il mestiere in una forma di relazione. E proprio per questo che la storia di Kang-Cheol-won resta semplice e forte: con gli animali, con le piante e con le persone, la fiducia si costruisce quando si sa aspettare.

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Chiara Alonzo - Storyteller, copywriter e SEO specialist è laureata in Scienze della Comunicazione e Filologia Moderna, con un Master di secondo livello in Comunicazione e Marketing Politico ed Istituzionale presso la Luiss School Of Government. Attualmente ricopre il ruolo di vice presidente e responsabile della comunicazione dell'Associazione Ciao Panda Aps.