Panda giganti, la Cina dice basta: divieto a vita per chi sputa, lancia oggetti o diffonde fake news

Distanza, silenzio e nessun oggetto lanciato: le regole base della visita.

Quattro comportamenti, una sola sanzione, l’esclusione permanente dal parco. Ecco cosa è cambiato, perché la tutela dei panda giganti in Cina passa anche dai social e quali regole rispettare durante una visita.

Chi sputa nell’area esterna dei panda giganti, introduce animali domestici eludendo i controlli, lancia oggetti nei recinti o diffonde notizie false sugli animali per guadagnare visibilità non potrà più rimettere piede nel parco. È la decisione annunciata in Cina, da uno dei principali centri dedicati ai panda giganti, che ha disposto un divieto d’ingresso permanente nei confronti dei visitatori responsabili di queste quattro condotte, accompagnandolo con un appello esplicito al rispetto delle regole.

La notizia, rilanciata in queste ore anche dai profili internazionali che seguono da vicino la vita dei panda, non nasce dal nulla. Le strutture cinesi convivono da anni con una pressione turistica imponente. Milioni di persone ogni anno si mettono in coda per ammirare gli esemplari più celebri. Tra la folla, però, non mancano comportamenti che mettono a rischio la salute degli animali. Il provvedimento si inserisce dunque in una strategia più ampia, che mira a trasformare la visita in un’esperienza consapevole e non in una caccia allo scatto a ogni costo.

Panda giganti in Cina, il divieto: quattro condotte che costano il bando definitivo

La prima riguarda lo sputo nelle aree di attività all’aperto. Un gesto di inciviltà che diventa anche un problema sanitario, perché la saliva umana può veicolare agenti patogeni verso animali dal sistema immunitario delicato. La seconda colpisce chi porta con sé animali domestici aggirando i controlli di sicurezza; cani e gatti possono trasmettere malattie potenzialmente letali per il panda, a cominciare dal cimurro, che in passato ha già causato vittime tra gli esemplari in cattività. La terza condotta, il lancio di oggetti nei recinti, è forse la più ricorrente. Cibo, cartacce e piccoli oggetti gettati per attirare l’attenzione dell’animale possono essere ingeriti e provocare danni seri a un organismo che si nutre quasi esclusivamente di bambù e possiede un apparato digerente particolarmente sensibile. La quarta, infine, è la più innovativa e racconta molto del nostro tempo. Il divieto colpisce anche chi diffonde diffamazioni e informazioni false sugli animali con l’obiettivo di aumentare il traffico e l’attenzione sui propri canali, compresi i creatori di contenuti monetizzati.

Quando la disinformazione diventa un rischio per la conservazione

Quest’ultimo punto merita una riflessione. Negli ultimi anni i panda giganti sono diventati vere e proprie star della rete, con milioni di follower che seguono quotidianamente i loro beniamini. Accanto alla passione autentica, però, è cresciuto un sottobosco di contenuti costruiti per suscitare indignazione: presunti maltrattamenti, malattie inventate, insinuazioni sul lavoro dei custodi. Video e post che generano clic e guadagni, ma che minano la fiducia nei centri di ricerca e alimentano campagne d’odio verso chi, ogni giorno, si occupa della sopravvivenza della specie. Equiparare la disinformazione sistematica a un comportamento dannoso per gli animali significa riconoscere che la tutela della biodiversità oggi si gioca anche online. Una fake news può avere conseguenze molto concrete. Dalla pressione sul personale fino alla delegittimazione dei programmi di conservazione che hanno permesso al panda di uscire dalla categoria delle specie in pericolo.

Una linea già tracciata: i precedenti di Chengdu

La fermezza delle autorità cinesi non è una novità. Nel 2024 il Chengdu Research Base of Giant Panda Breeding aveva escluso a vita dodici turisti, di età compresa tra i 26 e i 61 anni, sorpresi in diverse occasioni a sputare o a gettare nell’area esterna dei panda germogli di bambù, bastoncini di lecca-lecca, sigarette, uova e pane. Pochi mesi prima, la stessa struttura aveva bandito per sempre un uomo di 53 anni per aver lanciato oggetti in un recinto. Il tremendo episodio ha ricordato che, alimentare i panda può arrecare loro danno. Mentre altri visitatori erano stati allontanati per uno o cinque anni per aver tirato acqua contro un panda o colpito con forza i vetri delle aree espositive. Il regolamento ufficiale della base di Chengdu, del resto, è esplicito. Ogni condotta che violi le norme, turbi l’ordine del parco o minacci la sicurezza degli animali viene sanzionata, a seconda della gravità, con un richiamo verbale, l’interruzione immediata, il divieto d’ingresso fino all’esclusione permanente e, nei casi più seri, la segnalazione alle forze dell’ordine.

Come visitare i panda giganti in modo responsabile

L’appello che accompagna il nuovo provvedimento è semplice e, proprio per questo, vincolante. Ai visitatori si chiede di non introdurre animali domestici, materiali infiammabili, esplosivi o sostanze tossiche; il fumo, il lancio di oggetti e qualsiasi forma di alimentazione degli animali sono rigorosamente vietati. A queste indicazioni si aggiungono alcune regole di buon senso che i centri cinesi ripetono da tempo. Mantenere un tono di voce basso, non battere sui vetri, evitare il flash e rispettare i percorsi e i tempi di riposo degli animali.

Per chi sogna di vedere un panda dal vivo, in Cina come negli zoo europei che ne ospitano alcuni esemplari, il messaggio è chiaro. L’emozione dell’incontro non autorizza a dimenticare che di fronte a noi c’è un animale selvatico. Nonché simbolo di uno dei più riusciti programmi di conservazione al mondo. E che anche ciò che pubblichiamo sui social, una volta usciti dal parco, contribuisce a proteggerlo oppure a danneggiarlo. Ciao Panda Aps segue da vicino il lavoro dei centri di ricerca e promuove una divulgazione corretta e verificata sul panda gigante e sulla tutela della biodiversità.

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Chiara Alonzo - Storyteller, copywriter, and SEO specialist, she holds a degree in Communication Sciences and Modern Philology, and a Master's degree in Political and Institutional Communication and Marketing from the Luiss School of Government. She currently serves as vice president and head of communications for the Ciao Panda Aps Association.