Dopo quasi quarant’anni di storia, lo zoo di Ueno a Tokyo ha avviato la demolizione del vecchio padiglione che ha ospitato generazioni di panda giganti, da Li Li e Shin Shin fino alla amatissima Xiang Xiang. Tra i visitatori in fila sotto la pioggia per l’ultimo saluto e la decisione last minute di conservare un oggetto simbolico, ecco cosa sta succedendo davvero.
A gennaio 2026 i panda gemelli Xiao Xiao e Lei Lei sono partiti da Tokyo e sono tornati in Cina. Con loro si è chiuso una storia lunga durata mezzo secolo, tra Cina e Giappone. Per la prima volta, infatti, il paese è sprovvisto di esemplari. È in questo momento, con lo zoo di Ueno ormai vuoto, che è iniziata la demolizione della vecchia casa dei panda, quella che per quarant’anni ha ospitato tutte le generazioni che si sono succedute lì dentro. E proprio mentre tutto veniva smantellato, si è verificato un episodio incredibile. L’amaca preferita di Xiang Xiang, il panda più amato di sempre in Giappone, sarebbe dovuta andare distrutta insieme al resto della struttura. Ma lo staff dello zoo, dopo un secondo giro di controlli, ha deciso di salvarla. Oggi quell’amaca è l’unico pezzo del vecchio padiglione che è sopravvissuto, come se fosse un reperto storico.
La storica casa dei panda di Ueno non c’è più: l’ultimo giorno, sotto la pioggia
Il 16 agosto è stato il giorno dei saluti. Era l’ultima data utile per visitare il vecchio padiglione dell’area est dello zoo, quello che per quasi quarant’anni ha ospitato i panda giganti arrivati dalla Cina, prima di lasciare spazio a una nuova struttura già operativa dal 2020 nell’area ovest del parco. Nonostante la pioggia battente, la fila per entrare si è allungata fino all’esterno dell’edificio. Chi era presente racconta di un’atmosfera quasi identica a quella dei giorni in cui, all’interno, c’era ancora Xiang Xiang in carne e ossa.
Alle 16:30, orario ufficiale di chiusura, le luci sui pannelli commemorativi dedicati ai panda si sono spente. Per un attimo tra i visitatori è calato un silenzio pesante e una malinconia tagliente. Poi, quando un annuncio ha comunicato che la saracinesca non si sarebbe abbassata come accadeva un tempo al termine di ogni giornata di apertura del padiglione, qualcuno tra la folla si è lasciato sfuggire una risata liberatoria. Un modo, forse, per allentare la tensione di un momento che prima o poi sarebbe dovuto accadere. Anche dopo l’uscita ufficiale, molte persone sono rimaste nei dintorni, a fotografare l’ingresso o semplicemente a guardarlo un’ultima volta.
La demolizione è iniziata il giorno dopo
I lavori sono iniziati il 17 agosto, nel giorno in cui lo zoo è chiuso al pubblico. All’inizio si è trattato solo di sondare il terreno, per capire dove e come montare le recinzioni di cantiere. Una settimana dopo, il 24 agosto, le barriere sono state completate. Da quel momento l’ingresso del vecchio padiglione e i rilievi a forma di panda che per decenni avevano accolto i visitatori non si vedono più. Per ora sono semplici pannelli bianchi, alti circa tre metri, ma l’amministrazione di Tokyo ha già fatto sapere che verranno rivestiti con delle immagini, un po’ come era già successo durante la ristrutturazione del 2010-2011. Anche allora lo zoo aveva scelto di coprire le recinzioni con delle foto, una raccolta di scatti realizzati dallo staff che si occupava della cura dei panda.
Cosa resta e cosa no
Non tutto ciò che si trovava all’interno del vecchio padiglione ha avuto la stessa sorte. L’amaca utilizzata da Xiang Xiang, su cui talvolta si sedeva anche la madre Shin Shin, sarà conservata dallo zoo dopo un supplemento di verifica interna. Diverso il destino di altri elementi strutturali, come le torrette di osservazione e le cinque statue di panda in ceramica che decoravano l’area esterna. Essendo fissate stabilmente alle fondamenta, la loro rimozione senza causare danni non è risultata possibile, e lo zoo ha dovuto rinunciare al progetto iniziale di conservarle.
Non è la prima volta che lo zoo di Ueno decide di conservare un oggetto legato alla storia dei suoi panda. Era già successo con le casse usate per portare i panda dalla Cina in Giappone. Per un periodo erano state esposte in occasione del Panda Day, la festa che lo zoo organizza ogni anno il 28 ottobre. Non è quindi da escludere che, prima o poi, anche l’amaca di Xiang Xiang venga esposta al pubblico con un’iniziativa simile.
Una casa con quasi quarant’anni di storia
Per capire il peso emotivo di questa demolizione bisogna tornare indietro fino al 21 febbraio 2011, quando i due panda arrivati dalla Cina, conosciuti in origine come Bi Li e Xian Nü, sbarcarono a Ueno per stabilirsi proprio in quel padiglione, ribattezzati con i nomi giapponesi Li Li e Shin Shin. Proprio in quegli anni erano in corso i lavori di ristrutturazione della struttura, seguiti sul campo anche dai giornalisti che oggi raccontano la demolizione. Un dettaglio che rende ancora più netto il contrasto tra i due momenti, la nascita di una nuova epoca allora, la sua chiusura oggi. Da quella coppia sarebbe nata, anni dopo, Xiang Xiang, diventata rapidamente uno dei panda giganti più amati nella storia del Giappone, capace di generare code chilometriche allo zoo ogni volta che veniva mostrata al pubblico. Con la chiusura del vecchio padiglione, si chiude il capitolo che ha visto crescere l’intera famiglia.
E i prossimi panda dove vivranno?
Chi si aspetta l’arrivo di nuovi esemplari a Ueno dovrà guardare altrove. Almeno per il momento. Gli eventuali prossimi panda ospitati dallo zoo vivranno nel nuovo padiglione dell’area ovest, inaugurato già nel 2020 e pensato con standard più moderni per il benessere degli animali. Al momento, però, lo zoo non ha comunicato tempistiche relative all’arrivo di nuovi esemplari, lasciando aperta una domanda che migliaia di appassionati si stanno ponendo in queste settimane.